Nino
In casa è Nino, cioè Antonino consumato dall'uso, come al sud si consumano i nomi finché non sopravvive che il suono che si dice in fretta. Sui documenti è Antonio. In questo libro è tutti e due, perché la differenza fra i due è il genere di cosa che si perde per prima.
È figlio di Vincenzo Lambiase, il nonno che questo registro non sa descrivere, e di Raffaella Vigorito, uno di tre figli.
Che cosa tiene lui
Fra lui e sua madre sta quasi tutto quello che a questa tavola manca sul ramo paterno: l'anno di nascita di suo padre, il paese di suo padre, il mestiere di suo padre, la voce di suo padre, e le fotografie che stanno in qualche cassetto.
Non è una cosa da poco da portarsi addosso. Vuol dire anche che la via più breve da questa pagina a un registro completo non passa da un archivio né da un ufficio comunale. Passa da una conversazione con mio padre, che è insieme la più facile e quella che continua a non avvenire.
La raccolta comincia da lui. È da un paio d'anni che comincia da lui.
La voce
Lui mi chiama per nome e io lo chiamo Nino, cosa a cui ha obiettato più di una volta.
Sta in questo libro perché è mia quanto sua: un piccolo attrito ordinario fra un padre e un figlio, del genere che non si mette mai per iscritto ed è esattamente quello che sparisce. Fra trent'anni sarà una delle poche cose di noi due che qualcuno potrà ricostruire, e soltanto perché sta su questa pagina.
Gli anni, in ordine
- —nasce. Data trattenuta: è vivo ed è sua
- —figlio di Vincenzo Lambiase e Raffaella Vigorito, uno di tre
- 2005nasco io. Ventun anni finora, e si contano ancora
- 2026questa carta aspetta un pomeriggio e un registratore
Scritta con quello che la famiglia ricorda, e aperta a correzione. Quello che manca, o che è sbagliato, arriva qui.