Il libro che si può ancora scrivere
La sua è l'unica carta di questa tavola con un autore vivo, e questo cambia che cosa sia.
Le altre sono ricostruzioni: raccolgo quel che resta, lo metto giù, segno i buchi. Questa non è una ricostruzione e non va scritta come tale. Lei è qui. Tutto quello che va su questa pagina può dirlo lei, correggerlo lei e rifiutarlo lei, e finché non le è stato chiesto la cosa onesta è una pagina corta.
Che cosa la tavola ha bisogno da lei
Ha sposato Vincenzo Lambiase, il nonno di cui sopravvivono nove parole, e hanno avuto tre figli, fra i quali mio padre. Quella frase sola è al momento l'unico ponte fra me e un intero ramo di questo registro.
Il che la mette in una posizione insolita su questa pagina: non è soltanto un nome sulla tavola, è l'archivio di altri due nomi. Quello che ricorda di suo marito è, oggi, tutto ciò che di lui si potrà mai sapere.
È l'ultima porta sul ramo paterno. Quando si chiude, quella metà di questa tavola si ferma a un atto di matrimonio.
La voce
Parla di sé in terza persona, come si fa al sud: *nonna* usato come nome e non come parola. È l'unica cosa su questa pagina pubblica che venga da me e non da lei, e sta qui perché è un modo di parlare, non un'informazione sulla sua vita.
Tutto il resto aspetta. Non per prudenza, per ordine. Una persona la si interroga prima di scriverne.
Gli anni, in ordine
- —nasce. Data e luogo trattenuti: è viva e sono suoi
- —marries Vincenzo Lambiase
- —tre figli, fra i quali mio padre
- 2005nasco io. Ventun anni finora, e si contano ancora
- 2026questa carta aspetta che sia lei a riempirla
Scritta con quello che la famiglia ricorda, e aperta a correzione. Quello che manca, o che è sbagliato, arriva qui.