IV · L'autore
Sopra la superficie, il lavoro. Qui sotto, le ragioni.
Ogni catalogo nasconde il proprio autore da qualche parte, in fondo. Questo gli da un capitolo, sotto la linea di galleggiamento, dove la luce è onesta.

Sono nato nel 2005 sul Tirreno, fra Salerno e la Costiera amalfitana. Chiunque cresca qui eredità le stesse due cose: un panorama che i pittori attraversavano l'Europa per vedere, e il sospetto sommesso che tutto ciò che conta stia accadendo altrove. Questo libro sono io che tengo la prima eredità e rifiuto la seconda.
In quella eredità mi precedono quattro persone, e tre non ci sono più. Ho i loro nomi, qualche data, un mestiere in comune e troppi vuoti: perciò anche i vuoti sono stampati, con lo stesso inchiostro, sulla carta della provenienza. È la sola pagina di questo libro su cui preferisco essere corretto piuttosto che lodato.
Di giorno studio medicina. Il corpo è la macchina originale: non documentata, portante, senza nessun manutentore reperibile. Quello che la medicina insegna davvero è un ordine delle operazioni, ed è l'ordine con cui adesso faccio tutto: l'anamnesi prima delle mani, due strumenti prima di un numero, la modifica più piccola che si possa disfare, l'errore scritto con la sua data. Quel passo non è un difetto. Ho intenzione di portarlo alle macchine, che al momento hanno tutta la velocità e pochissima cura.
Di notte costruisco. Un istruttore di Morse a forma di faro. Una piattaforma che ospito sul mio server, colpa compresa. Un'estensione che prende calchi in gesso delle interfacce. Film che rimettono in movimento dipinti dell'Ottocento. Niente di tutto questo è una startup. È tutto esercizio, e quasi tutto e affondato: sette bastimenti, trecentocinquanta giorni, stampati in questo volume con le loro cause. Tengo quel registro perché chi conta soltanto i propri approdi non sta misurando, sta facendo pubblicità.
Ci sono lavori che non prendo. Non ho lo stomaco delicato con le armi e non faccio finta del contrario: esistono, e un paese che non le ha dipende da quelle di qualcun altro. Ma non sarò io a costruirle, e non prendo denaro che poi dovrei spiegare. Non è una posa morale, è aritmetica. Uno di ventun anni che non ha ancora pubblicato niente a cui lei sia obbligato a credere possiede esattamente un bene, ed è che gli si creda.
E il mare continua a comparire qui perché è la cosa che ho guardato più a lungo. Non ha mai fretta, non si ferma mai, e non è mai rimasto colpito da nessuno. È quasi tutto quello che so sul lavorare: fare la prossima cosa fatta bene, scrivere quanto e costata, e non aspettarsi che l'acqua se ne accorga.
Fig. IV