VII · Il giornale di bordo

Come è composto questo sito.

Trenta carte, sei piccoli torchi, un’edizione italiana battuta da un dizionario, e nessuna carta che chiami nessuno. La bottega, aperta.

← Il giornale

Studio medicina, e la sera costruisco cose. Questo sito è quello a cui torno sempre. È composto come un libro di circa il 1800: carte invece di pagine, un foglio di errata invece delle correzioni in silenzio, un colophon che dice come è stato fatto. Una volta ho scritto perché. Questa voce dice come, perché è nel come che un libro tiene o si sfascia.

Carte, servite nude.

Non c’è nessun framework e nessun package.json. Il libro sono 30 carte di HTML semplice, cinque fogli di stile e circa settemila e quattrocento righe di JavaScript che riesco a leggere da cima a fondo. Tre librerie stanno sullo scaffale come file copiati, non chiamate da fuori: GSAP, il suo ScrollTrigger, e Lenis per lo scorrimento. I caratteri sono quattordici file woff2 serviti dallo stesso indirizzo di tutto il resto. Quello che arriva al suo browser è quello che c’è nel repository, meno i miei appunti di bottega.

Sei torchi.

Alcune cose in un libro vanno ricavate, e una cosa ricavata tenuta a mano si sposta. Così sei piccoli script in Node fanno la collazione, 2.283 righe in tutto. Uno compone l’indice del giornale, il feed RSS e la mappa del sito. Uno compone le carte della mia famiglia. Uno ricava la pagina del punto nave dalla storia stessa del repository. Uno mette il bollo all’edizione. Uno batte l’edizione italiana. L’ultimo toglie i miei appunti dal codice prima che venga servito.

Il bollo esiste per una piccola umiliazione. Ad agosto ho misurato che chi aveva già visitato il sito si teneva il foglio di stile vecchio per quattro ore, mentre ogni mia verifica tornava verde, perché le mie verifiche chiedevano sempre una copia fresca. Adesso la versione del foglio di stile non è un numero che mi devo ricordare di alzare. È l’impronta di quindici file sorgente. Se non cambia niente le cache restano buone; se si sposta una virgola, tutti ricevono la composizione nuova.

Niente di tutto questo gira sul mio portatile per la produzione. Una spinta sul ramo del sito apre una copia pulita su GitHub Actions, i torchi girano lì, e il risultato va su Cloudflare Pages. Nessuno vara questo libro a mano, nemmeno io. Ai torchi serve un solo pacchetto, un parser JavaScript per l’ultimo, installato in CI e da nessun’altra parte. Confronta il codice prima e dopo aver tolto gli appunti, e si ferma se cambia anche un solo token.

Un’edizione italiana battuta da un dizionario.

Il libro si compone una volta, in inglese. Un torchio prende ogni carta e la ribatte in italiano, sostituendo ogni passo per cui ha una resa italiana. Le rese stanno in un solo file di 1.134 coppie, inglese a sinistra e italiano a destra, applicate dalla più lunga, così una frase lunga non viene mangiata da una frase corta che ci sta dentro. Struttura, figure e meccanismi esistono una volta sola, quindi le due edizioni non possono separarsi nella forma. Solo le parole vivono a parte, dove si possono leggere come prosa. Tutte le 30 carte hanno la loro gemella italiana.

La parte che preferisco è la fine della corsa. Il torchio rilegge il proprio italiano e stampa quello che è rimasto in inglese, insieme a ogni coppia che non corrisponde più a niente, perché l’inglese si è spostato e nessuno si è portato dietro l’italiano. Uno strumento che dice fatto senza dire che cosa ha lasciato indietro mente per omissione. E quando riporta zero non gli credo finché non ho letto le carte una volta a occhio. Il suo rilevatore cerca parole inglesi, e ho dovuto togliere quelle che sono anche italiane, come errata e medicine. Un rilevatore coi buchi può segnare zero per la ragione sbagliata.

Figure composte di parole.

Le figure del libro non sono né disegni né fotografie. Ognuna è una parola ripetuta finché non tiene la forma: la rosa dei venti è composta in AVIA PERVIA, il faro in SIGNAL. Il motore è corto. Si disegna il contorno in una tela che nessuno vede, si legge la sua trasparenza come tono, si percorre una griglia di pochi pixel, e dove il tono è abbastanza scuro si mette la lettera successiva della parola. Ogni riga ricomincia la parola, come un compositore ricomincia la riga. Gli strumenti sono l’unica eccezione: ciascuno lo disegna il suo modello, con le sue fonti in pagina.

Niente chiama fuori.

La regola è che nessuna carta chieda niente a un’altra casa. L’ho controllato nel modo noioso. In tutti i file HTML, CSS e JavaScript nessuna risorsa si carica da un altro dominio, e la ricerca è stata fatta girare una volta su una riga finta per provare che sa trovarne una quando c’è. Il codice non tocca mai document.cookie. Il frontespizio in rete non mette nessun cookie e non porta nessun segnale di statistica. Il sole della pagina del punto nave si calcola nel suo browser, dalle formule NOAA e dal suo orologio, perché un dato preso dal servizio di un estraneo è un dato che dice all’estraneo che lei stava leggendo.

Il suo browser tiene due cose, e solo per lei: il punto del libro dove era arrivato, e le note che scrive nei miei margini. Selezioni un passo e il sito le dà una matita. Nessuna delle due lascia la sua macchina. A parte i conteggi delle richieste che ogni host tiene alla porta, non so chi legge. È il prezzo, e lo pago apposta.

La prova è la carta.

Stampi, e il libro esce come un quaderno A5, 148 per 210 millimetri, con testatine e numeri di pagina nei margini. Voltare una carta è la transizione di vista del browser stesso. Le correzioni vanno nel foglio di errata, datate, nella forma antica: dove si legge x, leggi y.

Le mani.

Il colophon lo dice a stampa, quindi lo dico anche qui. Molto di questo codice l’ha battuto una macchina, un modello linguistico alla cassa dei caratteri. Ho deciso io che cosa è il libro, che cosa va su una carta e che cosa si strappa, e ogni errore è mio. Al quattro ottobre ci erano voluti 436 commit, in 23 giorni diversi.

Se anche lei costruisce cose, mi mandi un messaggio diretto dalla pagina della corrispondenza. Rispondo piano, e rispondo di persona.

I conti di questa voce sono stati aggiornati il giorno in cui sono entrati i primi due strumenti.


voce n. 5