Apparato finale · Colophon

Di questa edizione.

Un libro che non voglia dire come è stato fatto sta nascondendo qualcosa. Questo si chiude alla vecchia maniera, con i suoi caratteri, le sue figure, il suo torchio e le sue mani dichiarati per intero.

I caratteri

Il display è composto in Fraunces, il testo in EB Garamond, le didascalie in Space Grotesk e l'apparato in Space Mono: quattordici sottoinsiemi woff2, tutti incisi sotto Open Font License e serviti da questo scaffale, mai chiesti a una casa altrui. Il testo conserva le sue cifre elzeviriane.

Le figure

Ogni strumento del libro, rosa, nave, compasso, bastone, onda, faro, ancora e fiammifero, è una parola sola, ripetuta finché non regge la forma, composta dal vivo su una tela da un motore solo. Nessuna fotografia di cose: i dipinti sono gli oli di Oswald Achenbach del 1883-84 e l'incisione di Flammarion del 1888, di pubblico dominio, rimessi piano in movimento.

Il torchio

Composto a mano: nessun framework, niente di compilato, nessun cookie, nessuna analitica, nessun tracciamento di alcun tipo. Carte statiche, servite nude; quattro piccoli torchi a mano fanno la collazione: l'indice del giornale, le carte di famiglia, il punto nave, e l'edizione italiana, che si batte dalle carte inglesi perché le due non possano mai allontanarsi. Nessuna carta chiama nessuno: il sole del punto nave è lavorato nel suo browser, dalla carta nautica e dal suo orologio, perché un dato preso dal servizio di un estraneo è un dato che dice all'estraneo che lei stava leggendo. Il voltare pagina è la transizione del browser; un passo del giornale si può citare e portare via intero; e il volume, stampato, esce come libretto A5 con testatine e folii.

Le impressioni

La forma di questa edizione è andata al marmo duecentosessanta volte e passa fra il nove di luglio e il primo di agosto, MMXXVI: undici giorni al marmo. Le correzioni si assumono sulla velina degli errata, mai fatte in silenzio.

Le mani

Scritto, disegnato e diretto da Vincenzo Lambiase: medicina di giorno, macchine di notte. Composto con un instancabile diavoletto di stamperia alla cassa dei caratteri, che poi è una macchina; ogni giudizio, e ogni errore, dell'autore.

Avia pervia: le vie senza strada si possono percorrere.

Salerno · MMXXVI · seconda impressione