· Vincenzo Lambiase · 1 min di lettura
Ogni sito che aprivo somigliava allo stesso sito, e nessuno di loro sembrava aspettarsi di esistere ancora fra dieci anni.
Perciò questo sito è un trattato del 1800 circa. Non come costume, ma come insieme di vincoli. Un libro non può seguirla, e questo sito non la segue. Un libro non può aggiornarsi in silenzio, e le correzioni qui vanno su una velina degli errata stampata, con le date. Un libro si aspetta dei margini, e nei miei può scrivere: selezioni un passo e il sito le offre una matita. Le sue note non lasciano mai il suo browser, perché i margini della sua copia appartengono a lei e non a me.
La volta scorsa ho scritto di che cosa fa la medicina al senso del passo. Un libro è la sola interfaccia che conosca a essere d'accordo, e me la sono presa intera: richiami, folii, un nastro che tiene il segno, e in fondo alla pagina le campane di bordo che battono la sua ora.
Buona parte dei caratteri qui è stata composta con una macchina alla cassa, di quelle instancabili. Ogni giudizio, ogni figura, ogni errore è mio; la macchina teneva il compositoio. Quella divisione del lavoro mi pare la più onesta, e preferisco dichiararla nel colophon piuttosto che lasciarla nel dubbio.
Se vuole verificare se qualcosa di tutto questo è vero: prema stampa. Ne esce un libretto A5, testatine, folii e le sue note a margine compresi. Un sito che sopravvive alla carta ha smesso di mentire su ciò che è.
— voce n. 3