Il ventitré marzo 1912
È nato il ventitré marzo 1912, ed è il punto più lontano a cui questo registro arriva.
Due anni prima della prima guerra. Trenta prima della seconda. L'Italia era da undici anni dentro un secolo che avrebbe speso male. Aveva l'età per essere chiamato a una guerra e per avere figli in età per l'altra, e se gli sia successa una delle due cose non è scritto da nessuna parte.
Centoquattordici anni, una linea sola
Da lui a me ci sono quattro generazioni e centoquattordici anni, e tutto il registro che sopravvive di quest'uomo è lungo nove parole.
Non è uno scandalo. È la velocità normale con cui le famiglie dimenticano: più o meno una generazione di dettagli per ogni generazione di distanza, finché non resta che un nome, un anno e una posizione su uno schema. Lui è l'aspetto che ha quel processo quando è arrivato in fondo.
È l'estremità di questo libro. Sopra di lui non c'è niente e, di questo passo, non ci sarebbe mai stato.
Quel che resta
Ha avuto una figlia, la figlia di Amalia, Gelsomina, nata a Maiori nel 1944: mia nonna. Attraverso di lei la linea arriva a mia madre e poi a me, il che significa che ogni parola di questo sito sta, a quattro passi di distanza, a valle di un uomo di cui sopravvivono nove parole.
Non lo trovo deprimente. Lo trovo una ragione per mettere le cose per iscritto.
Gli anni, in ordine
- 1912nasce, 23 marzo
- 1920nasce a Tramonti Amalia Apicella, che sposerà
- 1944nasce a Maiori sua figlia Gelsomina
- —muore. Data non registrata
- 2026di lui sopravvivono nove parole, e questa pagina le contiene
Scritta con quello che la famiglia ricorda, e aperta a correzione. Quello che manca, o che è sbagliato, arriva qui.