Strumento I · un cuore, sei lati
Lead II
Muova l’ansa elettrica del cuore. Guardi sei derivazioni disegnarsi da sole.
In questo istanteI +0.00 + III +0.00 = II +0.00 mV
25 mm/s e 5 mm/mV, metà dello standard: il gradino all’inizio di ogni derivazione è un millivolt
Questa è geometria, non diagnosi. Disegna quello che un’ansa produrrebbe; non legge il cuore di nessuno.
Questo strumento disegna nel suo browser, e per farlo gli serve JavaScript. Non si spedisce niente a nessuno.
Che cosa sta guardando
Il disco è la parte anteriore del torace, vista di fronte: la sinistra del paziente sta alla destra di chi guarda, i piedi in basso. Le curve chiare sono il percorso della punta del vettore elettrico del cuore durante un battito: una piccola ansa per gli atri, P; una grande per i ventricoli, QRS; una lenta per il loro recupero, T. L’ago è quel vettore in questo istante.
Ogni linea che passa per il centro è una derivazione. Una derivazione non vede il cuore: vede una direzione. Quello che scrive è l’ombra dell’ago sulla sua linea: in su quando l’ago pende verso l’estremo che porta il nome, in giù quando se ne allontana, niente quando l’ago le sta di traverso, ad angolo retto. Sei direzioni, sei ombre di un ago solo.
Perché una freccia sola non basta
I manuali disegnano spesso una freccia sola, l’asse elettrico medio, e da quella leggono le derivazioni. Porti lo strumento dall’ansa alla freccia e guardi che cosa si butta via. La freccia conserva la stessa media, quindi ogni derivazione conserva la stessa area netta. Ma dentro ogni onda tutte e sei scrivono adesso una curva sola, soltanto più alta, più bassa o capovolta.
Una freccia ferma dà sei ampiezze. Le sei forme diverse di un tracciato vero, la q piccola, la R alta, la s che segue, vengono dal percorso che la freccia compie nel tempo, e da nient’altro.
L’aritmetica delle sei derivazioni
Due identità valgono per qualunque cuore, semplicemente per come sono collegate le derivazioni: I + III = II, e aVR + aVL + aVF = 0, in ogni istante. La riga sotto il quadrante fa la prima somma mentre il battito corre. Il triangolo di Einthoven aggiunge la geometria: con il cuore al centro, la derivazione I guarda lungo 0°, la II lungo +60°, la III lungo +120°; aVR, aVL e aVF lungo −150°, −30° e +90°.
Le derivazioni aumentate leggono √3⁄2 di quello che leggerebbe una derivazione degli arti lungo la stessa direzione: il quadrante mostra l’ombra intera, i tracciati di aVR, aVL e aVF ne scrivono quella frazione. L’asse stampato sul quadrante è la direzione del vettore medio; l’area netta del QRS in I contro l’area netta in aVF, riportata indietro di 2⁄√3, dà lo stesso angolo.
Di che cosa è fatta l’ansa
Ogni onda è la somma di pochi fronti di attivazione: due per gli atri, prima il destro e poi il sinistro; quattro per i ventricoli, prima il setto, poi il grosso delle due pareti in due metà, poi la base; due per il recupero. Ogni fronte è una direzione che sale e scende nel tempo. L’ansa non è disegnata a mano: è il punto verso cui guarda la loro somma, un millisecondo alla volta.
A 75 battiti al minuto gli intervalli e le altezze stanno nei valori abituali dell’adulto. È un modello della geometria, fatto per essere smontato, non la registrazione di un cuore.
Che cosa non è
Non è uno strumento diagnostico, e non prende i dati di nessuno: qui non c’è un campo per un tracciato, un numero o un sintomo, apposta. Le anse che disegna sono quelle che fa lei con le sue mani. Una domanda su un cuore vero va portata a un medico che possa visitarlo.
Da dove viene
A. D. Waller, A demonstration on man of electromotive changes accompanying the heart’s beat, Journal of Physiology 8 (1887), 229–234. Il primo elettrocardiogramma di un cuore umano.
W. Einthoven, G. Fahr, A. de Waart, Über die Richtung und die manifeste Grösse der Potentialschwankungen im menschlichen Herzen und über den Einfluss der Herzlage auf die Form des Elektrokardiogramms, Pflügers Archiv 150 (1913), 275–315. Il triangolo, e l’asse sul piano frontale.
F. N. Wilson e altri, Electrocardiograms that represent the potential variations of a single electrode, American Heart Journal 9 (1934), 447–458. Il terminale centrale.
E. Goldberger, A simple, indifferent, electrocardiographic electrode of zero potential and a technique of obtaining augmented, unipolar, extremity leads, American Heart Journal 23 (1942), 483–492. aVR, aVL e aVF.
Fatto da Vincenzo Lambiase, studente di medicina. Si disegna nel suo browser e non spedisce niente a nessuno. Per sapere quando esce il prossimo strumento, mi scriva.